la Transessualità non è una malattia mentale!

 

 

Alcune riflessioni A proposito di disordine mentale.... leggendo l'articolo de La Repubblica

Questa decisione dell'organizzazione mondiale della sanità ci spinge a riflettere su cosa sia disordine mentale: il mio punto di vista terapeutico accomuna al disordine mentale la condizione in cui si cerca di fare qualsiasi cosa pur di apparire diversi da come ci si sente, per paura che esprimere la propria individualità, la propria vulnerabilità sia fonte di giudizio negativo da parte degli altri.... Il disordine mentale è il non allineamento.... "Mi sento fragile, ma mi mostro super forte", "mi sento capace ma cerco di passare per uno da cui non ci aspetta nulla per non deludere in caso di errore", "sento l'ansia ma cerco di dissimularla per non fare brutta figura"....
In linea con questa visione ...il transgender è sicuramente una condizione che va esclusa dal disordine mentale: presuppone infatti allineamento tra l'identità sessuale che la persona sente di avere e l'immagine che vede allo specchio e che dà al mondo.
Non sarà accolta benissimo questa decisione, ma questo non accoglimento credo sia legittimo di chiunque trovi il coraggio di allinearsi a se stesso....questa potenza e unione con noi stessi ha il potere di spiazzare creando "dis/ordine" nelle menti che hanno fatto Delle categorie (maschio/femmina; giusto/sbagliato;ecc) un potente Xanax!

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1-9-2018
Accertatevi delle credenziali del professionista scelto!

Come accertarsi Delle credenziali di un professionista dal sito dell'ordine nazionale degli psicologi

* Aprite il sito dell' Ordine nazionale degli Psicologi

* Scorrere fino alla sezione Aree utili


* Click su Albo nazionale e pagine personali


* Scrivere il cognome del professionista da verificare...

Buona ricerca!

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1-9-2018
Otterrò domani ciò che oggi do gratuitamente perché il mondo è giusto
Questa è la base teorica del credenza cognitiva, definita ipotesi del mondo giusto, proposta da Melvin J. L ederner nel 1980.
Secondo tale credenza infatti, il mondo è un posto dove i comportamenti giusti verranno ricompensati mentre i cattivi saranno puniti.
È infatti annoverata tra le credenze o bias cognitivi, ovvero scorciatoie che il nostro cervello usa per risparmiare tempo ma come appunto si intuirà, tali scorciatoie possono farci decidere in breve tempo, ma non tengono conto di numerosi dettagli o variabili, rendendo il più Delle volte fallace e incompleto il ragionamento stesso.
Non è questa scorrettezza, tuttavia la principale anomalia dell'ipotesi del mondo giusto; tale credenza procura a lungo termine una sofferenza, fatta di sensazione di invisibilità e di non essere presente nella mente dell'altro, nonché rabbia e rancore ma quasi mai si arriva a capire che è tale precetto la vera causa.
Coloro i quali si comportano secondo tale regola, avvertono a breve termine una grande rinforzo sul piano morale, che si riflette sul valore che si attribuisce a se stessi.
Quando per esempio si ha la senzazione di essere oggetto di un torto, la credenza del mondo giusto ci suggerisce di non prendere provvedimenti, come ho accennato nel titolo. Si avverte immediatamente la sensazione personale di valore morale, queste persone si sentono moralmente corrette e sono spinte a delegare, cioè come se non fosse compito loro difendersi e mettere di fronte alle conseguenze Delle sue azioni, chi ha violato un Confine.
A lungo termine tale credenza impedisce l'accesso alla quota aggressiva sana presente in ciascuno di noi, quella che ci permette di sentire una dignità nella difesa dei nostri confini personali, suscitando nell'individuo il dubbio di aver persino diritto ad una difesa, anzi spesso mi è capitato di veder scambiata tale difesa di se stessi per cattiveria.
L'individuo così, alimenta la propria solitudine.
si gonfia di rabbia e rancore perché quella quota aggressiva, da qualche parte uscirà e, se non è parte della relazione ed espressa per mezzo di un conflitto sano, verrà rivolta contro se stessi .
Il tutto però è veramente ricompensato dalla effimera ed intermittente sensazione di essere bravi ?!?.....
In psicoterapia cerchiamo di capire se sia davvero funzionale per l'individuo e il suo benessere, evitare di difendersi per evitare i conflitti... isolando questa credenza quando occupa massicciamente la vita dell'individuo.
Di contro Impariamo a conoscere l'aggressività sana, che non ha interpretazione morale....
Ma ha Delle conseguenze sul piano relazionale, impariamo ad assumerci la responsabilità del proprio benessere, e a convivere con le conseguenze naturali che ogni gesto comporta.

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28-8-2018
Gli stati ansiosi si curano solo con gli psicofarmaci?
Spesso mi capita di dover rispondere a questa domanda e ne approfitto per spiegare anche di chi è la competenza della prescrizione.
Lo stato ansioso è spesso un sintomo molto invalidante, si può manifestare con diverse sensazioni fisiche:tremori, tachicardie, iperventilazione, sudori freddi, testa bollente, ecc anche solo alcuni di questi.
La decisione di prendere i farmaci è spesso la prima che viene in mente ma non è l'unica opzione possibile.
Il medico di base, il medico psichiatra, il medico neurologo, sono le principali figure competenti la prescrizione che appunto necessita di una laurea in medicina per essere effettuata.
Lo psicologo, specializzato o no in psicoterapia, non è autorizzato alla prescrizione di farmaci, ma con una specializzazione in psicoterapia ha la competenza di poter aiutare il paziente a percorrere la via della psicoterapia in alternativa o in concomitanza ai farmaci.
Nella mia pratica psicoterapeutica lascio al paziente la decisione del farmaco:seguo alcuni che si sono affidati solo alla psicoterapia, altri che hanno deciso di consultare uno dei medici sopra descritti, per un coadiuvante farmacologico.
Non c'è un'alternativa meglio dell'altra, è molto soggettivo, tuttavia all'interno del percorso psicoterapeutico il sintomo ansioso viene trattato come una parte del quadro di insieme.
Il paziente è aiutato a capire che l'ansia di per sè non è un impiccio da eliminare, si lavora per la comprensione della sua funzione nella vita del paziente; spesso infatti un vecchio equilibrio fatto di comportamenti automatici, è diventato insufficiente a proteggere la persona da un pericolo reale o percepito e uno stato ansioso è come l'accendersi dell'allarme anticendio: il farmaco da solo è come prendere un martello e rompere il sistema d'allarme, sicuramente cesseremo di sentire quel rumore assordante che fa, ma se facciamo solo questa operazione, l'incendio sarà sempre dall'altra parte dell'edificio e prima o poi farà scattare un altro allarme!

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28-8-2018
Ti meriti di sentire la musica della tua vita senza criticarti!
Un ingrediente molto attivo nel processo di guarigione è l'alleanza terapeutica.
È umano temere di sembrare stupidi o incompetenti perché ci capitano più o meno sempre le stesse cose, o perché capiamo dove sbagliamo ma ogni volta è più forte di noi.
Spesso queste ragioni impediscono la richiesta di aiuto professionale, e si ricorre ad aiuti amicali che per quanto utili e buoni, non faranno altro che ingigantire quel senso di incompetenza.
L'amico infatti può rispondere alla domanda "come potrei fare" solo dicendovi come fa lui... Ovvero si connetterà con la parte severa di voi che vi da gli stessi consigli prima di darvi degli stupidi quando non li rispettate....
L'alleanza terapeutica è qualcosa di molto diverso, e vorrei spiegarmi con una metafora: è la possibilità di portare la propria vita umana ed imperfetta all'attenzione di qualcuno che sa sistemare un groviglio.
Avete presente la noiosa situazione in cui vi trovate attorcigliati i fili degli auricolari? Questa è una metafora che spiega come è la sofferenza umana: quei fili sono le nostre esperienze che si attorcigliano, formano dei nodi, dei doppi nodi.
Ciò che il paziente porta in terapia è appunto questa matassa intrecciata di fili a cui lui non sa dare un capo, non sa dare neppure un senso generale, se non appunto un superficiale "sono un idiota, dovrei fare cosi ma non ci riesco ".
Il terapeuta accosta un capo dell'auricolare al proprio orecchio e comincia a "sentire": che emozione Sta provando il paziente portandoci quel groviglio? sentendo queste emozioni gliele spiega e le restituisce come valide,.... in un secondo momento cerca di capire di che cosa di ha bisogno la persona, e spinge sul messaggio che questo bisogno è altrettanto umano e condivisibile; ed infine ascolta quello che è la musica che ha composto, Ovvero come si è comportato per cercare di non soffrire, ed anche qui glielo racconta come una legittma difesa.
Ecco quindi facendo queste tre azioni il terapeuta scioglie piano piano questi fili attorcigliati e restituisce l'altro capo dell'auricolare al paziente, saldando la relazione terapeutica!
L'alleanza terapeutica trasforma un groviglio incasinato in una Una Bellissima immagine di due persone che condividono un auricolare al cui lettore musicale è trasmessa la storia della vita del paziente: solo cosi, avendo qualcuno che "sente con te", si plasmano nuovi significati e da lì nuovi comportamenti.

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27-8-2018