o lo faccio benissimo o non lo faccio per niente!!!

Le #distorsioni cognitive: alcuni pensieri comuni che ci ingabbiano il cervello.

 

tutti prima o poi ci imbattiamo in pensieri come questi:

"non mi ha salutato, di certo ce l'ha con me", "il dolce non era buono, ho organizzato proprio una pessima cena!", "se mi ama davvero saprà che portarmi a ballare è una cosa che mi farà piacere, non c'è bisogno che glielo chieda" ecc ecc

 

Al seguente >>LINK<< troverete un video di spiegazione di cosa sono le distorsioni cognitive e altri esempi comuni.

 

BUONA VISIONE!

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2-10-2018
 #Bulimia nervosa: la storia della sofferenza di Lucia.

 

LUCIA è sempre stata una ragazza con pochi amici, e il passaggio dalle scuole media alle superiori non ha facilitato le cose; nuovi prof, nuove amicizie, nuove materie da studiare, all’inizio ha cercato di avvicinarsi a delle ragazze ma queste erano tutte amiche da molto tempo e non è riuscita ad inserirsi, anzi si è sentita una nullità perché non aveva amiche e non riusciva a farsele.

La prof di storia aveva dato per compito a casa una ricerca da fare in gruppo o da soli, e ovviamente tutta al classe si era divisa in gruppetti solo LUCIA non era riuscita a trovare un gruppo e decise di farla da sola.

Quel pomeriggio era sola a casa molto triste immaginando il resto della classe che svolgeva la ricerca in gruppo; la madre aveva comprato una torta gelato ed LUCIA la vide aprendo il frigo per fare merenda.

Senza quasi rendersene conto LUCIA finì per mangiarla tutta con avidità e in quel momento provò un certo grado di soddisfazione, di benessere, aveva smesso di pensare che era sola anzi se ci fossero state le amiche avrebbe dovuto dividere la torta.

LUCIA aveva trovato un modo per placare l’ansia e la tristezza, così le mattine a scuola erano tristi lo stesso ma LUCIA non era più preoccupata sapeva infatti che sarebbero state ricompensate dai pomeriggi pieni di cibo. Il cibo ormai era il suo passatempo, non sentiva più né lo stimolo della fame né quello della sazietà, mangiare era passare il tempo estraniarsi dal mondo.

Le abbuffate continuavano, LUCIA perdeva sempre più il controllo su cosa mangiava ma soprattutto su quanto mangiava, e anche se intanto si sentiva bene, le conseguenze di questo comportamento presto arrivarono: ingrassò!!

Un giorno a scuola un compagno di classe non si fece scrupoli a prenderla in giro, facendo notare a tutti le sue cresciute rotondità.

Quel pomeriggio LUCIA era più triste del solito e sapeva che fare un’abbuffata avrebbe aumentato i suoi chili ma aveva troppo bisogno di quella sensazione piacevole che il cibo le dava, e cedette per l’ennesima volta.

Durante quella abbuffata le venne in mente un giorno che era stata male da piccola, aveva mangiato un gelato troppo in fretta e le era venuto un mal di pancia tanto forte da provocarle il vomito, così era stata costretta a rigettare quel fantastico gelato, rigettare!!!!

Ecco quale poteva essere il rimedio, buttare tutto fuori quello che aveva mangiato, anzi poteva mangiare ancora di più tanto poi avrebbe espulso quelle calorie dal suo corpo.

Iniziò così a vomitare ogni volta che mangiava qualcosa, e ora era il vomito che dandole un senso di stordimento, le provocava una momentanea diminuzione dell’ansia che aveva di ingrassare ancora di più.

Iniziò a pesarsi anche 4/5 volte al giorno e dal giudizio della bilancia dipendeva l’esito della sue giornate: se aveva perso qualche chilo si sentiva forte, importante, in grado di affrontare tutti, se il responso della bilancia era negativo, anche solo per pochi grammi, d’un tratto tutte le qualità scomparivano, LUCIA si sentiva una nullità e si ripeteva che se non era in grado di controllare il suo corpo non avrebbe mai combinato nulla di buono nella vita.

Così si ritirò sempre più in se stessa, si vergognava di quello che era diventata, non riusciva più a ridere, non apprezzava niente, le poche amicizie scomparirono del tutto, e la scuola che prima era uno dei suoi punti forti non andava neanche più come avrebbe voluto, in breve si ritrovò in quel circolo vizioso e chiedere aiuto era molto difficile perché per lei era troppa la vergogna e il senso di inadeguatezza .

LUCIA si era resa conto di essere bulimica, che fare in circostanze simili?

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2-10-2018
#Anoressia nervosa: la storia della sofferenza di Laura.

 

Laura era una ragazza come tante, brava a scuola non aveva mai dato problemi ai genitori, molto ubbidiente da piccola, una ragazza riservata con poche amicizie selezionate, attenta al suo corpo.

Seguiva da anni delle lezioni di danza classica, stendeva perfettamente la gamba sulla sbarra, il dolore dietro il ginocchio era alleviato dal futuro trionfo, desiderava essere perfetta agli occhi della sua insegnante.

Un giorno ammirò compiaciuta la ragazza che le era davanti: body nero affusolato, sottile non un gesto sgraziato, non un grammo di troppo, e quando spostò l’attenzione su di sé, vide delle protuberanze grottesche al posto delle cosce sopra le quali sporgevano in modo imbarazzante le natiche, molli e cadenti come i seni, Laura decise che era troppo grassa.

Ad aumentare questa convinzione il suo ragazzo, che nell’intento di farle un complimento le fece degli apprezzamenti sulle sue nuove rotondità da adolescente; Laura prese queste parole come la prova oggettiva che doveva assolutamente dimagrire.

Cominciò a prendere spunti qua e là dalle diete dei giornali e a fare ginnastica in casa, non importava se fosse giusto o sbagliato l’importante era dimagrire, era convinta che ogni chilo che perdeva era un gradino verso la felicità e il successo.

Imparò a memoria le calorie di ogni singolo alimento, e il suo gioco era diventato calcolare alla perfezione le calorie in base alla quantità di cibo presente nel piatto, servendosi persino di una calcolatrice, tutto doveva quadrare alla perfezione.

I risultati anche in questo caso si videro in breve: le amiche le fecero notare quanto stava meglio magra e questo aumentò la sua forza, e la voglia di continuare su quella strada.

Non tutti però le fecero complimenti, qualcuno le disse che era troppo magra e che stava facendo un gioco pericoloso per la salute, allora Laura mise la parola fine alla vita in società convinta che tutti volessero farla mangiare a tutti i costi.

Nella sua vita da eremita imparò a prepararsi i suoi pasti da sola nonché ad evitare di consumarli con il resto della famiglia stando bene attenta che il suo piatto non venisse contaminato dal suo nemico numero uno: l’olio! Persino una forchetta di un’insalata condita poteva ungere il suo pasto.

In compenso aveva 2 amici: lo specchio e la bilancia! Il primo serviva a controllare la visibilità delle ossa, non un filo di carne, questa era la bellezza!

Il secondo, l’ago della bilancia, era il responsabile del suo umore: arrivò a pesarsi 22 volte al giorno e altrettante volte cambiava il suo stato d’animo, ma una sensazione era costante nella sua vita: la paura di ingrassare, quella non passava mai era sempre fissa nei suoi pensieri.

Il cibo era ovunque ma lei era più forte, non lo degnava di uno sguardo, pensava solo a come poterlo evitare, e più lo evitava più si sentiva forte tuttavia un evento fece un attimo crollare la sua determinatezza: non le ritornò più il ciclo!!

Laura comincio a preoccuparsi perché sapeva della gravità dell’assenza del ciclo, poteva diventare sterile ma sapeva anche che bisognava ingrassare per farlo tornare, così vi rinunciò come aveva fatto con tutto il resto della sua vita, le sue giornate erano focalizzate su come mangiare di meno, come eliminare più calorie, così aumentò a dismisura l’esercizio fisico.

In breve da una semplice dieta Laura si ritrovò intrappolata in un circolo vizioso, anche i suoi voti a scuola erano calati, non riusciva a concentrarsi, se si concentrava troppo le sfuggiva il controllo sul suo corpo, e non poteva permetterlo.

Le amicizie, il ragazzo diventarono un intralcio, Laura non aveva più nessuno, era sola, si era resa conto di essere anoressica e non sapeva come chiedere aiuto.

Che fare?

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2-10-2018
La lunga strada del lutto!

Vi siete mai fermati a pensare a dove siete e se è proprio lì che avevate immaginato di essere alla vostra età??

Nel video che vedrete nel link sottostante parlerò del Lutto :  una lunga strada che non riguarda solo la perdita di qualcosa o qualcuno, ma anche la perdita dei nostri sogni.

Buona visione! >>vai al video<<

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25-9-2018
IPOCONDRIA

La paura di soffrire di una malattia grave è spesso uno dei problemi che portano le persone in terapia, ovviamente lo psicologo è un po’ l'ultima spiaggia, ovvero l'ultimo professionista consultato; infatti la preoccupazione e l'incapacità di vivere con essa, conducono il soggetto ipocondriaco (affetto da ipocondria) a consultare diversi medici e a sottoporsi a diverse analisi o test diagnostici, ma soprattutto a trascorre molto tempo su internet, iscrivendosi persino a forum di pazienti realmente affetti dalla malattia temuta.

 

 Ciò che vediamo accadere è paradossale: di fronte a rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante si posseggano le funzioni  intellettive per comprendere le informazioni ricevute,  i timori non cessano, anzi ogni singolo esame ,ogni singola rassicurazione medica ed ogni singola parola letta sui siti medici o sui forum, espandono in maniera esponenziale il "dizionario medico" personale del paziente stesso e su ogni nuova informazione acquisita, sarà possibile formulare nuove ipotesi nefaste di malattia, o possibili conferme del vecchio timore!

 

 I timori sono spesso legati alle distorsioni cognitive, in particolare all'attenzione selettiva che il paziente pone su:

 -sensazioni corporee(formicolii, dolori, ecc.);

 -funzioni corporee (il battito cardiaco, la respirazione);

 -ogni fisiologica alterazione fisica di lieve entità, come un affanno, una tachicardia, o una ferita;

 -sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

 

 Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente, oppure l'oggetto può essere per un organo specifico o una singola malattia (per es. la paura di avere la s.l.a.).

 

 Il soggetto è continuamente preoccupato per la presenza, il significato e la causa di queste alterazioni fisiologiche ed erroneamente li considera manifestazioni sintomatiche della malattia temuta; questa preoccupazione diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé come persone fragili, vulnerabili, cagionevoli di sapute;  nella speranza di ricevere rassicurazioni, diviene un argomento abituale di conversazione, e in ultima analisi un modo di rispondere agli stress della vita.

 

 Il punto, infatti, su cui si focalizza il soggetto ipocondriaco è la parte fisica: ovvero "se non avrò più nessuna sensazione fisica spiacevole, starò meglio, perché non penserò di avere la s.l.a.", per questo motivi consultano tutti gli specialisti possibili prima di arrivare a comprendere che i timori sono di natura psicologica, perché aumentano invece di diminuire.

 

 Il soggetto ipocondriaco ha, infatti, come obiettivi il non essere malato, non essere una  persona debole,  non essere esageratamente ansioso ed infine di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

 

 Nella storia di vita di questi pazienti troviamo spesso un modello genitoriale molto accudente  o addirittura genitori che si sono sostituiti ai figli nell'affrontare le sfide quotidiane.

 

 Un problema centrale, che ho spesso incontrato, può essere stato il dormire da soli: alcuni di questi pazienti hanno paura del buio o della solitudine ancora da adulti e si scopre che hanno dormito con un genitore fino ad adolescenza inoltrata.

 

 La figura di riferimento potrebbe aver quindi contribuito essa stessa a fornire al soggetto un'immagine di vulnerabilità con questo atteggiamento iperprotettivo: in quanto, scegliendo di dormire con il figlio, sicuramente ha permesso un riposo tranquillo a tutti, ma avrebbe implicitamente confermato la necessità di dormire con qualcuno proprio per ottenere quella tranquillità.

 

 Il ragazzo quindi cresce cercando fuori da sé le rassicurazioni a ogni sua paura! Ed è per questo che, quando si presenta una preoccupazione come quella di avere una malattia, non si ha alcuna abitudine a  convivere con tale pensiero angosciante né tanto meno di rassicurazione interiore autonoma.

 

 Con la psicoterapia cognitivo comportamentale, ci focalizziamo sulle errate interpretazione delle normali alterazioni del nostro corpo, cerchiamo di prendere una distanza dai nostri pensieri soprattutto dalle distorsioni cognitive.

 

 Con la schema therapy e attraverso la relazione terapeutica, spiego al paziente lo schema disfunzionale  che la sua storia di vita gli ha fornito ( ad es. evento interno o esterno allarmante o potenzialmente allarmante..... provo paura( quindi mi sento uno sfigato oltre che in pericolo)⇒chiedo rassicurazioni per non sentire la paura....mi sento comunque debole e inefficace).

 

 La parte sana e adulta del paziente impara con il tempo, a vedere l'immediata presenza della modalità chiedere al primo accenno di paura e lentamente impariamo ad intervenire con modalità più adulte in linea più con l'autoefficacia che con il non sentire la paura per non giudicarsi debole.

 

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17-9-2018