Covid-19, Coronavirus e benessere psicologico

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30-3-2020
Il libro dei baltimore, Joel Dicker

Un bel viaggio nei meandri dell'amore e dell'adolescenza con tutti i loro risvolti drammatici.

Direi che il fil rouge è "il primo amore non si scorda mai"...e ci accompagna nel corso della nostra vita!

Il racconto è tutto un salto tra passato e presente, una serie di flashback che ricordano il thriller nell'intensità della storia e nel suo intreccio; si parte dalla storia di 3 ragazzi che, con le rispettive intemperanza adolescenziali  diventano adulti con le loro scelte da compiere, si passa attraverso gli adulti di oggi che fanno scelte sulla base del passato che hanno avuto, ma non si apprda esattamente nel futuro: il lettore ha la sensazione che ogni strada è possibile avendo rielaborato e  integrato il senso della propria storia.

Trovo molta similitudine con la psicoterapia in questo senso: le strade infinite che si aprono quando la storia della propria vita diventa un punto di partenza piuttosto che la guida incoscia.


Come in ogni psicoterapia c'è una tragedia: nel racconto fa da spartiacque  sottolineando la differenza tra uomini e donne, e come si evolvono: gli uni si ridimensionano nei simboli che avevano acquisito prima, e le altre si rivelano svelando tratti misteriosi e ambigui.

Anche queste evoluzioni sono spesso visibili nei pazienti, rielaborare la propria storia vuol dire abbandonare le difese nevrotiche che mantenevano un equilibrio sintomatologico, per approdare in una realtà ridimensionata e meno definita.

 

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11-2-2020
27 Gennaio....Giornata della Memoria

Avvicinandosi la data del 27 gennaio, storicamente la giornata della memoria, sento molto spesso sottolineare le problematica relativa alla perdita di memoria.

Pian piano i testimoni reduci non ci saranno più, come faremo a ricordare?

Il mio pensiero è che bisogna guardare alle cose silenziose che vengono nutrite in profondità e senza rumore dagli eventi del passato, che vivranno in eterno e si svilupperanno con vigore

E a proposito di nutrimento, Un esempio c'è lo fornisce il cibo, il cui rapporto con la religione è innegabile e differente nei vari contesti religiosi e può essere benissimo l'emblema del nostro mutamento sociale che unisce la tradizione con l'innovazione...per me la più alta forma di integrazione.

Esistono tante mense scolastiche fornite di nutrizionista, che tentano di integrare i vari menu dei bambini, sia rispettando le esigenze di intolleranze alimentari , sia le esigenze religiose.

sono sempre maggiori i venditori di Kebab, non facciamo altro che vedere negozi vegetariani spuntare in città... e la frequentazione di questi posti è veramente variegata: dai ragazzi alle coppie mature... 

un esempio di grande integrazione alimentare e culturale l'ho avuto quando la ragazza che serve il cibo al kebab che spesso frequento, si presenta; si chiama Hannan, ma di fronte ad uno splendido tavolo pieno di verdure fresche e colorate, mi dice di chiamarla anche Anna .... un suo collega la rimprovera invitandola a non far sconti sulla pronuncia....io intervengo dicendo che forse lo ha fatto per agevolarci, visto che la lingua italiana prevede  la lettera H muta, ma che concordo con lui, forse possiamo aspirarla per ponunciare bene il suo nome!

l'alimentazione come tentativo di rispetto dell'alterità: sia di chi "migra", sia di chi "ospita" in tema di disponibilità delle risorse alimentari.

In sintesi, assistiamo a tante discussioni in tema di immigrazione, ospitalità, approdi portuali... e come si dice, fa sempre più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

Vorrei mettere un pò di luce su questo aspetto e compito del cibo e del modo di guardare ad esso: un esempio silenzioso di stretto intreccio, figlio prodigio di una memoria antisemita...

 

 

 

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27-1-2020
"Lo psicologo non e’ una specie di mago"

LEGGI LE OPINIONI DI CHI CI E' PASSATO!

 

Ho deciso di iniziare la terapia circa 5 mesi fa, non sapendo bene cosa aspettarmi.
Soffro di un disturbo d’ansia chiamato tricotillomania e forse speravo di riuscire a superarlo nel giro di qualche mese, ma ovviamemte non e’ stato così.
Per queste cose ci vuole tempo, non si annulla con qualche seduta un meccanismo insito in te da 13 anni.
Lo psicologo non e’ una specie di mago, ma una persona che ti aiuta, una persona con cui puoi confidarti, una persona che ti tratta come una persona normale a tutti gli effetti.
E la Dottoressa Strippoli e’ stata questo, mi ha accompagnato in questa mia prima terapia lasciandomi libera nell’agire e libera nel raccontarle i miei pensieri.
Per me e’ stato molto difficile, forse perché non mi aspettavo tutto questo, ma d’altronde finché non provi una determinata situazione non sai mai come sia realmente..
Dopo circa 15 sedute sono arrivata alla conclusione che non era il momento giusto per me, non ero ancora mentalmente pronta per affrontarla.
Perché la terapia oltre a richiedere un impegno fisico, richiede anche un grandissimo impegno mentale. Ed io ancora non ero pronta.
Ma non mi pento assolutamente di questi mesi perché la dottoressa Strippoli ma ha aiutata moltissimo.
Mi ha fatto scoprire cose del passato che magari non avrei voluto scoprire e mi ha fatto capire cose di me che da sola non sarei mai riuscita a capire.
Anche se la terapia e’ durata relativamente poco indubbiamente sento di aver avuto già una crescita personale.
Anche se questo non e’ il mio momento so che questa e’ la strada giusta, e so che più avanti tornerò in terapia. E chissà magari ne farò anche più di una.
Il mio consiglio spassionato e’ di provare questa esperienza, perché vi può solo aiutare. Poi a smettere si fa sempre in tempo dato che non c’è nessuna costrizione.
Chi decide di andare in terapia e’ il più sano, e non il più malato.

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21-1-2020
"Sono arrivata in studio la prima volta con tanta disperazione,......Credevo di essere sbagliata..."

LEGGI LE OPINIONI DI CHI CI E' PASSATO

 

La psicoterapia per me è un luogo fantastico nel quale ho trovato la possibilità di dare alla luce tante versioni di me stessa, senza i condizionamenti che ci vengono solitamente imposti dal mondo che ci circonda.
Sono arrivata in studio la prima volta con tanta disperazione, tanta paura ma anche con una grande speranza in sottofondo che aveva la voce fioca ma che non smetteva mai di sfiorarmi la mano durante il mio cammino.
Credevo di essere sbagliata, avevo una visione drasticamente negativa di me ed ero eccessivamente giudicante nei mie confronti.
Ero in cerca di risposte, ambivo a una sorta di guarigione, volevo annullare la me stessa inadeguata e diventare l'ideale di me stessa che mi avrebbe reso orgogliosa di quello che sarei diventata.
Queste aspettative mi davano la forza di continuare il mio viaggio, perché la terapia questo è per me: "un viaggio a tappe infinite alla scoperta di noi stessi".
Nonostante tutto però era una continua delusione perché ogni volta le aspettative erano disattese, non c'era mai quel senso di risolto ed ogni volta la tentazione di mollare che mi assaliva perché dopo tanto impegno e tanta sofferenza non sentivo altro che disperazione e impotenza.
Ma ad oggi io posso dire di amare me stessa come mai avrei creduto di fare, non vorrei annullare nessuna delle mie parti buie, non vorrei sentirmi risolta, non vorrei cancellare nessuna mia imperfezione .....vorrei solo sentirmi IO ed è una sensazione impagabile perché mi amo a prescindere, anzi amo maggiormente le mie parti dolorose e misteriose perché mi hanno resa me stessa e mi renderanno una nuova me in futuro.
Io sono molto di più di una definizione, di un giudizio, di un comportamento, di una patologia....: io sono una storia nel bel mezzo di una trama, della quale non sempre ho potuto fare la narratrice perché altri hanno scelto per me provocandomi gioie e grandi sofferenze, ma posso usare la mia storia per vivere un'esistenza piena perché solo quando hai il coraggio di guardarla per intero puoi sentirti unito e spinto dal desiderio di vivere per te stesso.
Credo che ognuno sia straordinariamente unico e complesso in tutto il suo essere, nella sua totalità c'è tutto quello che gli serve (non c'è nulla da escludere), non ci sono parti buone e meno buone....siamo come un puzzle ricco di frammenti che ci sono serviti nelle tappe del nostro percorso...e noi siamo il nostro percorso ....sta poi a noi scegliere giorno per giorno come proseguire il cammino, quali frammenti usare e quali aggiungere per rendere sempre più ricco il nostro puzzle.
Valentina è una professionista competente senza dubbio fortemente orientata ad aiutare il paziente facendolo sentire al sicuro e comprendendo nel profondo la sua sofferenza.
Molto spesso è riuscita a cogliere perfettamente le mie istanze, ma ciò che più mi ha aiutato nel mio percorso è stata l'umanità che ha dimostrato nel mettere a nudo i suoi limiti...quella umanità e e quei limiti che tutti abbiamo e che troppo spesso non prendendoli in considerazione, rischiano di farci sentire responsabili per colpe che non sono nostre, ci consumano e ci imprigionano in circoli viziosi, togliendoci la lucidità di seguire l'unica strada possibile: LA NOSTRA...

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21-1-2020