Otterrò domani ciò che oggi do gratuitamente perché il mondo è giusto
Questa è la base teorica del credenza cognitiva, definita ipotesi del mondo giusto, proposta da Melvin J. L ederner nel 1980.
Secondo tale credenza infatti, il mondo è un posto dove i comportamenti giusti verranno ricompensati mentre i cattivi saranno puniti.
È infatti annoverata tra le credenze o bias cognitivi, ovvero scorciatoie che il nostro cervello usa per risparmiare tempo ma come appunto si intuirà, tali scorciatoie possono farci decidere in breve tempo, ma non tengono conto di numerosi dettagli o variabili, rendendo il più Delle volte fallace e incompleto il ragionamento stesso.
Non è questa scorrettezza, tuttavia la principale anomalia dell'ipotesi del mondo giusto; tale credenza procura a lungo termine una sofferenza, fatta di sensazione di invisibilità e di non essere presente nella mente dell'altro, nonché rabbia e rancore ma quasi mai si arriva a capire che è tale precetto la vera causa.
Coloro i quali si comportano secondo tale regola, avvertono a breve termine una grande rinforzo sul piano morale, che si riflette sul valore che si attribuisce a se stessi.
Quando per esempio si ha la senzazione di essere oggetto di un torto, la credenza del mondo giusto ci suggerisce di non prendere provvedimenti, come ho accennato nel titolo. Si avverte immediatamente la sensazione personale di valore morale, queste persone si sentono moralmente corrette e sono spinte a delegare, cioè come se non fosse compito loro difendersi e mettere di fronte alle conseguenze Delle sue azioni, chi ha violato un Confine.
A lungo termine tale credenza impedisce l'accesso alla quota aggressiva sana presente in ciascuno di noi, quella che ci permette di sentire una dignità nella difesa dei nostri confini personali, suscitando nell'individuo il dubbio di aver persino diritto ad una difesa, anzi spesso mi è capitato di veder scambiata tale difesa di se stessi per cattiveria.
L'individuo così, alimenta la propria solitudine.
si gonfia di rabbia e rancore perché quella quota aggressiva, da qualche parte uscirà e, se non è parte della relazione ed espressa per mezzo di un conflitto sano, verrà rivolta contro se stessi .
Il tutto però è veramente ricompensato dalla effimera ed intermittente sensazione di essere bravi ?!?.....
In psicoterapia cerchiamo di capire se sia davvero funzionale per l'individuo e il suo benessere, evitare di difendersi per evitare i conflitti... isolando questa credenza quando occupa massicciamente la vita dell'individuo.
Di contro Impariamo a conoscere l'aggressività sana, che non ha interpretazione morale....
Ma ha Delle conseguenze sul piano relazionale, impariamo ad assumerci la responsabilità del proprio benessere, e a convivere con le conseguenze naturali che ogni gesto comporta.

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28-8-2018