La stanza degli ospiti, Dreda Say Mitchell.... una storia di validazione

"Per quanto io tenti di aumentare la mia dose di coraggio, in me c’è un seme di paura che non la smette di crescere."

Questo libro tratta della storia di una grande sofferenza, è possibile seguire la protagonista attraverso le peripezie esterne che la investono, ma soprattuttto attraverso i meandri della sua mente che si svela al lettore nel pieno della sua rimuginazione sofferta, senza però mai aver l'impressione di essersi persa nella totale mancanza di controllo.

Lisa ha una storia che è la storia di ognuno di noi: non è facile fare i conti con il proprio passato, soprattutto se celato dietro una cura dell'apparenza, come accade in molte famiglie.

Un passaggio interessante dice:

"È questo che accade nelle famiglie come la mia: se l’imbarazzo bussa alla porta, lo si invita a entrare, lo si disinnesca in maniera permanente e poi lo si spazza via nascondendolo sotto il tappeto." e ancora "Migliore. Non è forse sinonimo di eccellente, straordinario, supremo? È così che le sembra la situazione? Poi mi viene in mente che è una di quelle parole di copertura dietro cui si nascondono le famiglie della classe media come la mia, in modo da non dover fare i conti con le emozioni"

Lisa ci racconta della fatica emotiva di integrare il proprio passato drammatico nella vita presente e contemporaneamente proiettare un’immagine di noi al mondo, ma come prosegue l'autrice "dentro c’è sofferenza, c’è dolore, ci sono ricordi che ci perseguitano e che non se ne andranno mai."

 

I tentativi di analisi che spesso si fanno non sono proficui, soprattutto se si ha una smania di etichettare con le diagnosi «Per tutti questi anni mi sono rivolta a un’infinità di terapisti che mi hanno fatto ogni genere di diagnosi – hanno detto che ero ossessiva, vittima di bullismo, affetta da stress post-traumatico, matta da legare – mentre, per tutto il tempo, ho sofferto del male più umano che esista: un cuore spezzato».

L'autrice centra un punto molto frequente in terapia: molte delle persone che approdano nello studio di psicoterapia, da bambini non hanno subito un trattamento da essere umani, sono stati disconfermati continuamente, trascurati in modo estremo e hanno imparato a dissimulare la sofferenza, arrampicandosi in questa vita; cercano equilibrismi che li portano a mettere le spunte su quelle che sono le tappe fondamentali della cultura in cui sono vissuti.

Ed una volta messe le spunte, ci si rende conto della ruota da criceto in cui stanno correndo: dov'è la vicinanza emotiva a ciò che pensano , sentono o sono? 

Approdati in analisi, cercano diagnosi come se dietro quella parola ci fosse la verità, in realtà ancora una volta non saranno visti se messi dentro una casella.


Viviamo con Lisa la sua ricerca della verità che, lei sa, le darà questa corrispondenza con se stessa:;ho trovato interessante recensirlo, perchè la sensazione che accompagna tutto il libro assomiglia molto alla storia di una psicoterapia: si parte dalla totale mancanza di fiducia in se stessi e nei propri ricordi, si attraversano momenti di assoluto buio che piano piano vengono riconosciuti veri e validi per chi li racconta e chi li ascolta, questa corrispondenza si chiama validazione, e da lì parte la storia d'amore con se stessi.

Ciò che cura non è la diagnosi o il protocollo di trattamento, come non è il sapere esattamente cosa ci è accaduto da bambini ma essere validati e piano piano imparare a darsi valore e conferire senso e validità ai propri pensieri ed emozioni anche quando tutta la realtà intorno sembra continuare a sconfermare le tue tesi.

 

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15-7-2020