#Bulimia nervosa: la storia della sofferenza di Lucia.

 

LUCIA è sempre stata una ragazza con pochi amici, e il passaggio dalle scuole media alle superiori non ha facilitato le cose; nuovi prof, nuove amicizie, nuove materie da studiare, all’inizio ha cercato di avvicinarsi a delle ragazze ma queste erano tutte amiche da molto tempo e non è riuscita ad inserirsi, anzi si è sentita una nullità perché non aveva amiche e non riusciva a farsele.

La prof di storia aveva dato per compito a casa una ricerca da fare in gruppo o da soli, e ovviamente tutta al classe si era divisa in gruppetti solo LUCIA non era riuscita a trovare un gruppo e decise di farla da sola.

Quel pomeriggio era sola a casa molto triste immaginando il resto della classe che svolgeva la ricerca in gruppo; la madre aveva comprato una torta gelato ed LUCIA la vide aprendo il frigo per fare merenda.

Senza quasi rendersene conto LUCIA finì per mangiarla tutta con avidità e in quel momento provò un certo grado di soddisfazione, di benessere, aveva smesso di pensare che era sola anzi se ci fossero state le amiche avrebbe dovuto dividere la torta.

LUCIA aveva trovato un modo per placare l’ansia e la tristezza, così le mattine a scuola erano tristi lo stesso ma LUCIA non era più preoccupata sapeva infatti che sarebbero state ricompensate dai pomeriggi pieni di cibo. Il cibo ormai era il suo passatempo, non sentiva più né lo stimolo della fame né quello della sazietà, mangiare era passare il tempo estraniarsi dal mondo.

Le abbuffate continuavano, LUCIA perdeva sempre più il controllo su cosa mangiava ma soprattutto su quanto mangiava, e anche se intanto si sentiva bene, le conseguenze di questo comportamento presto arrivarono: ingrassò!!

Un giorno a scuola un compagno di classe non si fece scrupoli a prenderla in giro, facendo notare a tutti le sue cresciute rotondità.

Quel pomeriggio LUCIA era più triste del solito e sapeva che fare un’abbuffata avrebbe aumentato i suoi chili ma aveva troppo bisogno di quella sensazione piacevole che il cibo le dava, e cedette per l’ennesima volta.

Durante quella abbuffata le venne in mente un giorno che era stata male da piccola, aveva mangiato un gelato troppo in fretta e le era venuto un mal di pancia tanto forte da provocarle il vomito, così era stata costretta a rigettare quel fantastico gelato, rigettare!!!!

Ecco quale poteva essere il rimedio, buttare tutto fuori quello che aveva mangiato, anzi poteva mangiare ancora di più tanto poi avrebbe espulso quelle calorie dal suo corpo.

Iniziò così a vomitare ogni volta che mangiava qualcosa, e ora era il vomito che dandole un senso di stordimento, le provocava una momentanea diminuzione dell’ansia che aveva di ingrassare ancora di più.

Iniziò a pesarsi anche 4/5 volte al giorno e dal giudizio della bilancia dipendeva l’esito della sue giornate: se aveva perso qualche chilo si sentiva forte, importante, in grado di affrontare tutti, se il responso della bilancia era negativo, anche solo per pochi grammi, d’un tratto tutte le qualità scomparivano, LUCIA si sentiva una nullità e si ripeteva che se non era in grado di controllare il suo corpo non avrebbe mai combinato nulla di buono nella vita.

Così si ritirò sempre più in se stessa, si vergognava di quello che era diventata, non riusciva più a ridere, non apprezzava niente, le poche amicizie scomparirono del tutto, e la scuola che prima era uno dei suoi punti forti non andava neanche più come avrebbe voluto, in breve si ritrovò in quel circolo vizioso e chiedere aiuto era molto difficile perché per lei era troppa la vergogna e il senso di inadeguatezza .

LUCIA si era resa conto di essere bulimica, che fare in circostanze simili?

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

2-10-2018
#Anoressia nervosa: la storia della sofferenza di Laura.

 

Laura era una ragazza come tante, brava a scuola non aveva mai dato problemi ai genitori, molto ubbidiente da piccola, una ragazza riservata con poche amicizie selezionate, attenta al suo corpo.

Seguiva da anni delle lezioni di danza classica, stendeva perfettamente la gamba sulla sbarra, il dolore dietro il ginocchio era alleviato dal futuro trionfo, desiderava essere perfetta agli occhi della sua insegnante.

Un giorno ammirò compiaciuta la ragazza che le era davanti: body nero affusolato, sottile non un gesto sgraziato, non un grammo di troppo, e quando spostò l’attenzione su di sé, vide delle protuberanze grottesche al posto delle cosce sopra le quali sporgevano in modo imbarazzante le natiche, molli e cadenti come i seni, Laura decise che era troppo grassa.

Ad aumentare questa convinzione il suo ragazzo, che nell’intento di farle un complimento le fece degli apprezzamenti sulle sue nuove rotondità da adolescente; Laura prese queste parole come la prova oggettiva che doveva assolutamente dimagrire.

Cominciò a prendere spunti qua e là dalle diete dei giornali e a fare ginnastica in casa, non importava se fosse giusto o sbagliato l’importante era dimagrire, era convinta che ogni chilo che perdeva era un gradino verso la felicità e il successo.

Imparò a memoria le calorie di ogni singolo alimento, e il suo gioco era diventato calcolare alla perfezione le calorie in base alla quantità di cibo presente nel piatto, servendosi persino di una calcolatrice, tutto doveva quadrare alla perfezione.

I risultati anche in questo caso si videro in breve: le amiche le fecero notare quanto stava meglio magra e questo aumentò la sua forza, e la voglia di continuare su quella strada.

Non tutti però le fecero complimenti, qualcuno le disse che era troppo magra e che stava facendo un gioco pericoloso per la salute, allora Laura mise la parola fine alla vita in società convinta che tutti volessero farla mangiare a tutti i costi.

Nella sua vita da eremita imparò a prepararsi i suoi pasti da sola nonché ad evitare di consumarli con il resto della famiglia stando bene attenta che il suo piatto non venisse contaminato dal suo nemico numero uno: l’olio! Persino una forchetta di un’insalata condita poteva ungere il suo pasto.

In compenso aveva 2 amici: lo specchio e la bilancia! Il primo serviva a controllare la visibilità delle ossa, non un filo di carne, questa era la bellezza!

Il secondo, l’ago della bilancia, era il responsabile del suo umore: arrivò a pesarsi 22 volte al giorno e altrettante volte cambiava il suo stato d’animo, ma una sensazione era costante nella sua vita: la paura di ingrassare, quella non passava mai era sempre fissa nei suoi pensieri.

Il cibo era ovunque ma lei era più forte, non lo degnava di uno sguardo, pensava solo a come poterlo evitare, e più lo evitava più si sentiva forte tuttavia un evento fece un attimo crollare la sua determinatezza: non le ritornò più il ciclo!!

Laura comincio a preoccuparsi perché sapeva della gravità dell’assenza del ciclo, poteva diventare sterile ma sapeva anche che bisognava ingrassare per farlo tornare, così vi rinunciò come aveva fatto con tutto il resto della sua vita, le sue giornate erano focalizzate su come mangiare di meno, come eliminare più calorie, così aumentò a dismisura l’esercizio fisico.

In breve da una semplice dieta Laura si ritrovò intrappolata in un circolo vizioso, anche i suoi voti a scuola erano calati, non riusciva a concentrarsi, se si concentrava troppo le sfuggiva il controllo sul suo corpo, e non poteva permetterlo.

Le amicizie, il ragazzo diventarono un intralcio, Laura non aveva più nessuno, era sola, si era resa conto di essere anoressica e non sapeva come chiedere aiuto.

Che fare?

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

2-10-2018
Chiedere aiuto per i figli a volte è un modo per chiedere aiuto per sè!

La difficoltà di chiedere aiuto!!

Oggi voglio raccontare la storia di una seduta molto singolare, che rivela come sia molto difficile chiedere aiuto e che spesso i figli e la loro manifestazione sintomatica, sono un tramite che porta il genitore a prendersi cura di sé.

Mi contatta questo padre che prende un appuntamento per la figlia diciannovenne: li ricevo entrambi già con un profondo dubbio e, anche un'ipotesi, che ci fosse un bisogno di controllo di questo padre, perché a 19 anni si presuppone che si possa prendere un appuntamento per conto proprio, o quanto meno presentarsi in seduta da soli.

Comunque, li faccio accomodare in studio e assisto a quella che è la loro dinamica familiare: il padre parla al posto della figlia che, una volta interpellata, esprime completamente tutta la sua rabbia o meglio tutto il suo senso di oppressione ....tutto ciò che fa non va bene, tutto ciò che fa può essere oggetto di insulto, viene indirizzata a fare meglio le cose, non c'è una privacy nella sua camera in cui si entra senza addirittura bussare o interrogandosi su quello che stia facendo la ragazza.

Il genitore interviene spesso, prima molto accusante poi pian piano addolcisce i toni, dicendo di non rendersi conto di essere così assillante e che non è vero che pensa che la figlia sbagli tutto quello che fa; mentre questa ragazza si svuota della rabbia che prova, vedo piano piano il genitore intristirsi, avvilirsi e anche a tratti commuoversi.

Ecco che compare la parte emotiva di entrambi: questa ragazza si sente non completamente validata e non completamente all'altezza delle aspettative di questo genitore, il quale si sente inutile perché non accetta il fatto che non può controllare la vita di una ragazza di 19 anni, che ha bisogno di fare le cose a modo suo.
I ragazzi hanno bisogno di poter sbagliare e hanno bisogno, ancor di più, di trovare nel genitore qualcuno che stia con loro nell'affrontare le conseguenze negative delle scelte, Perché solo così potranno capire che adulti diventeranno.

Spiego al padre che sento la sua sensazione di paura ed inutilità e che capisco la sua necessità di avere tutto sotto controllo e nel contempo cerco di accogliere la rabbia e gli sfoghi della ragazza, validando il suo diritto ad avere una vita propria a cominciare a sbagliare per conto suo.. perciò passo a validare la loro richiesta aiuto e, con circospezione, con tatto e delicatezza, ho chiesto loro di pensare alla possibilità di una psicoterapia contemporanea con due professionisti differenti ....

In un primo momento mi sono sembrati ovviamente sorpresi, loro si erano rivolti a me perché io seguissi il figlio, il cui sintomo era rappresentato da dei pensieri aggressivi che hanno speventato molto il padre....

poi però il cervello ha fatto click....

il padre si è sentito visto, forse per la prima volta, nella sua solitudine e nella fatica dei suoi sforzi a controllare tutto pur di essere visto, e la figlia si è sentita centrata, valida perche ha compreso che gli sfoghi, esterni ed interni, di rabbia che esprime il suo animo sono dei tentativi per renderla indipendente da questo eccesso di controllo.

Ho ritenuto opportuno dare alla figlia la possibilità di scegliere per conto suo un professionista, perché appunto la reputo capace di scegliere in autonomia, facendo notare che io sono stata una scelta del padre!

con calma Ho chiesto al Padre se aveva piacere di tornare, se aveva piacere di parlare di sé, di questo suo senso di invisibilità, di questa sua mancanza di fiducia che traspariva in questa necessità ossessiva e opprimente di controllare tutto....

È un momento magico quello che viviamo noi terapeuti quando cogliamo un grazie negli occhi di chi si è sentito visto, come è successo a quest'uomo!

Sono affascinanti le anime umane, sole.... con un disperato bisogno di essere viste e capite....ma questa necessità spesso, ad una parte di noi molto severa, appare futile, o addirittura una debolezza perciò si arriva a fare i salti mortali per essere aiutati ma cercando di rendere meno somigliante a se stessa la richiesta di aiuto.

Trovo molto coraggio in questo genitore....spero di accompagnarlo ad una visione emotiva di se stesso, dove potrà sentire come sano il bisogno di chiedere aiuto, pavimento necessario ad una vita indipendente ed autonoma...

 

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

1-9-2018