NataleCovid: stop ai cenoni, tristezza o occasione?

Dalla data dell'ultimo DPCM di inizio dicembre, vedo la frenesia di tutti intorno cercando di salvaguardare la tradizione natalizia di riunirsi intorno ad un tavolo per festeggiare il natale.

 

Possiamo spostarci? Possiamo ricongiungerci ai nostri cari? 

Gli italiani che non rinunciano alla tradizione?

 

non sono sicura sia davvero solo questo! così come non sono sicura sia solo una tristezza festeggiare con noi stessi o con la famiglia con cui si abita di consueto senza allagarsi ad altri parenti.

 

nella mia pratica clinica il natale comincia molto presto, gran parte delle sedute già da inizio dicembre hanno come tema l'obbligatorietà, sentita da molti, di condividere questo momento altrimenti si lascierebbe da soli qualcuno o altri si offenderebbero... per molti versi questo covid potrebbe andare incontro ai tanti coraggiosi che ogni anno trovano il modo di scegliere le persone con cui condividere le feste, tollerando la solitudine di altre persone care.

 

in psicoterapia chiedo spesso " ma se non hai voglia di andare da tua madre a natale, perchè non glielo dici e non vai?"

domanda affatto banale e molto complicata a cui si risponde "perchè è mia madre", "perchè è natale", "perchè mi dispiace che rimane sola" ecc

 

allora queste risposte ci danno ogni anno l'occasione di capire a cosa servono i ricongiungimenti ed i cenoni festivi per alcune persone: salvaguardare l'illusione che in famiglia vada tuto bene, ci si vuole bene e siamo amati! 

 

 

ILLUSIONE! appunto!

 

la figura chiave di questo articolo è una donna che si specchia, in quanto l'assenza di altri ci permette di vedere in noi stessi quanto siamo legati ai nostri meccanismi di difesa che a natale indossano le lucine dell'albero e brillano tutti pur di farci sentire amati... quindi incrementiamo il nostro mood di compiacenza o, il nostro mood di sottomissione alle regole imposte, perchè così la nostra parte vulnerabile si può sentire senza sensi di colpa.

 

 

ma è davvero così? davvero un cenone basta a farci sentire amati? e che prezzo si paga ad andare in un posto solo perchè quella persona è biologicamente mia madre, o perchè sul calendario c'è scritto 25 dicembre senza averne il piacere di condividere il tempo cone lei?

 

 

a questo punto di solito mi viene controbattuto "ma alla fine a me fa piacere stare con lei" ed io di solito rispondo, appunto alla fine, ma le situazioni hanno anche un inizio e un continuo in cui tu decidi di rinuciare a star bene accontendandoti di sentiri a posto solo alla fine!

 

il covid che straordinaria opportunità ci offre? quella di stare seduti con noi stessi il giorno di natale o con le persone con cui stabilmente condividiamo il piacere del tempo insieme.

 

 

mi direte "ma è triste lo scambio dei regali da sola", beh non posso darvi torto, eppure mi viene da pensare a quanto effettivamente sia allegro e pieno di vita lo scambio fatto per la tradizione, un dover pensare a cosa regalare perchè è natale e c'è lo scambio dei doni sotto l'albero!?

 

 

mi direte "ma io sono sola tutto l'anno almeno a natale vorrei stare in compagnia?" certo è assolutamente vero, tuttavia mi chiedo quanta solitudine si respira in qualcosa fatto per riempire un vuoto piuttosto che per il valore in sè

 

 

credo che questo natale ci darà modo di riflettere sui nostri valori veri: parenti contenti della tua partecipazione per la tradizione e quindi delusi e offesi dalla tua assenza sentita.... cosa conta davvero per te? quanto conta il tuo essere vicino ai tuoi sentimenti ?

 

Allora cosa fare? specchiati nella bellezza che c'è dentro di te, nella tua adeguatezza quando assumi atteggiamenti protettivi verso i tuoi diritti e chiediti....

 

 " se non avessi paura di sentirti in colpa, se avessi intorno a te tutti parenti felici per ogni tua scelta, anche se non sono loro la tua scelta, cosa faresti veramente?"

 

 

 

quest'anno ti aiuta il covid... l'anno prossimo mi auguro una tua scelta attiva!

 

 

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14-12-2020
"D.ssa non so cosa dirle oggi".....Il silenzio in psicoterapia

Alcune riflessioni sul silenzio!

Spesso durante un percorso di psicoterapia ci imbattiamo in sedute in cui il portagonista è il silenzio e spesso questo ospite è fonte di molto turbamento.

"D.ssa non so cosa dirle oggi", "non ho niente di cui parlare, possiamo saltare la seduta?"

queste sono alcune delle frasi che sento pronunciare più spesso e mi ritrovo a parlare della metafora del teatro.

 

Il teatro è un posto in cui per lo più assistiamo a rappresentazioni sul suo palco: gli attori hanno dei copioni prestabiliti, recitano passionalmente la loro parte nella storia. 

poi lo spettacolo finisce e il teatro rimane vuoto!

Alcuni teatri organizzano delle visite guidate alla struttura, alle quinte, al palco, proprio mentre questo è privo delle sue rappresentazioni: è una visita molto profonda, perchè ogni sedia, ogni pezzo di tessuto del sipario, ogni mattonella del palco traspira i drammi rappresentati nelle varie messe in scena, ma in quel momento della visita a teatro vuoto diventano i protagonisti.

 

Ecco quello che accade in una seduta in cui non si ha nulla da dire: le rappresentazioni sono ferme e si ispeziona con cura quegli elementi che sono immersi nel silenzio e che fanno da sfondo alle nostre rappresentazioni drammatiche.

 

Suggerisco al paziente di cogliere l'opportunità di non avere nulla da dire, come l'opportunità di fare una visita guidata nel teatro silente della propria anima, per dare voce a tutti quegli elementi che fanno da sfondo a ciò che ci accade.

Spesso incontriamo uno degli attori che nella nostra vita è stranamente sempre presente in ogni dramma inscenato: l'imbarazzo! 

lo immaginiamo come un attore che sapendo della visita guidata al teatro, ne approfitta per essere visto, si mette sul palco e se ne sta lì in attesa che noi lo andiamo ad intervistare.

 

Ognuno ha dentro di sè un teatro silente con il signor imbarazzo seduto in attesa e quando proviamo a parlare con lui, scopriamo che può raccontare tutti i drammi vissuti e descritti nelle sedute precedenti da una prospetiva profonda e assai meditativa.

 

trovo le sedute in cui non si ha niente da dire, le più produttive a livello terapeutico, nonchè le più utili per imparare a conoscere il nostro signor imbarazzo interiore e le sue potenzialità di racconto....pur stando zitto!

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1-12-2020
ORDINE PSICOLOGI MARCHE: GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

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15-10-2020
Ti capita di sentirti indispensabile nelle relazioni che vivi? che fatica!

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28-5-2020
Spiegare la psicoterapia! Regola numero uno:Non giudicare da uno scatto!

Ho deciso di descrivere cosa sia un percorso di psicoterapia partendo dal cinema, una metafora che spesso uso con i  miei pazienti in seduta.

L'immagine guida di questo articolo è una delle tante del bellissimo film di Benigni "la vita è bella": se dovessimo giudicare la qualità del film da quella scena o da quel fotogramma, ne convenite con me che non avremmo proprio lo stesso pensiero che abbiamo dell'intero film?

 

 

Ecco! La psicoterapia è fatta di incontri tra il terapeuta ed il paziente, ad un ritmo più o meno costante: ogni seduta è lo spezzone del film che stanno girando insieme.

Una singola seduta ha la possibilità e, perchè no, il diritto di essere inutile, difficile, stupida, banale, vuota ecc ecc ecc..... 

 

 

Chiedo sempre alle persone che si rivolgono a me di avere pazienza e aspettare un tempo sufficiente per dare un loro parere, di solito non prima delle 45/50 sedute, ovvero un anno di terapia.

All'inizio sembra un tempo infinito, come un pò all'inizio di un film che sappiamo durare oltre 2 ore, poi però il ritmo prende il sopravvento, la storia prende vita, i discorsi tra i protagonisti ci incatenano lì e ci trasportano verso il finale.

 La vera cura sta nella relazione, nella costanza, nel tempo dedicato a noi stessi, nel ritmo del film che stiamo girando, non esistono terapie magiche, tutti gli indirizzi hanno una loro efficacia fermo restando il tempo e il ritmo delle sedute!

 

E' sempre possibile interrompere la visione di un film, così come la terapia.... rimarremo sempre con la domanda "chissà come finiva"? che, in termini psicoterapeutici, ha un significato profondo connesso alla propria percezione di sè, alla relazione con l'altro e alla capacità di stare con ciò che non ci piace e la relativa frustrazione!

 

 

Se deciderete di rivolgervi ad un terapeuta, valutate l'idea dell'investimento: si fa un piccolo mutuo su un bene che, al contrario dell'auto o della casa, alla fine del finanziamento lo troveremo rivalutato rispetto a quanto lo abbiamo pagato!

 

 

buona visione del vostro film!

 

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17-5-2020