La lunga strada del lutto!

Vi siete mai fermati a pensare a dove siete e se è proprio lì che avevate immaginato di essere alla vostra età??

Nel video che vedrete nel link sottostante parlerò del Lutto :  una lunga strada che non riguarda solo la perdita di qualcosa o qualcuno, ma anche la perdita dei nostri sogni.

Buona visione! >>vai al video<<

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25-9-2018
IPOCONDRIA

La paura di soffrire di una malattia grave è spesso uno dei problemi che portano le persone in terapia, ovviamente lo psicologo è un po’ l'ultima spiaggia, ovvero l'ultimo professionista consultato; infatti la preoccupazione e l'incapacità di vivere con essa, conducono il soggetto ipocondriaco (affetto da ipocondria) a consultare diversi medici e a sottoporsi a diverse analisi o test diagnostici, ma soprattutto a trascorre molto tempo su internet, iscrivendosi persino a forum di pazienti realmente affetti dalla malattia temuta.

 

 Ciò che vediamo accadere è paradossale: di fronte a rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante si posseggano le funzioni  intellettive per comprendere le informazioni ricevute,  i timori non cessano, anzi ogni singolo esame ,ogni singola rassicurazione medica ed ogni singola parola letta sui siti medici o sui forum, espandono in maniera esponenziale il "dizionario medico" personale del paziente stesso e su ogni nuova informazione acquisita, sarà possibile formulare nuove ipotesi nefaste di malattia, o possibili conferme del vecchio timore!

 

 I timori sono spesso legati alle distorsioni cognitive, in particolare all'attenzione selettiva che il paziente pone su:

 -sensazioni corporee(formicolii, dolori, ecc.);

 -funzioni corporee (il battito cardiaco, la respirazione);

 -ogni fisiologica alterazione fisica di lieve entità, come un affanno, una tachicardia, o una ferita;

 -sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

 

 Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente, oppure l'oggetto può essere per un organo specifico o una singola malattia (per es. la paura di avere la s.l.a.).

 

 Il soggetto è continuamente preoccupato per la presenza, il significato e la causa di queste alterazioni fisiologiche ed erroneamente li considera manifestazioni sintomatiche della malattia temuta; questa preoccupazione diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé come persone fragili, vulnerabili, cagionevoli di sapute;  nella speranza di ricevere rassicurazioni, diviene un argomento abituale di conversazione, e in ultima analisi un modo di rispondere agli stress della vita.

 

 Il punto, infatti, su cui si focalizza il soggetto ipocondriaco è la parte fisica: ovvero "se non avrò più nessuna sensazione fisica spiacevole, starò meglio, perché non penserò di avere la s.l.a.", per questo motivi consultano tutti gli specialisti possibili prima di arrivare a comprendere che i timori sono di natura psicologica, perché aumentano invece di diminuire.

 

 Il soggetto ipocondriaco ha, infatti, come obiettivi il non essere malato, non essere una  persona debole,  non essere esageratamente ansioso ed infine di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

 

 Nella storia di vita di questi pazienti troviamo spesso un modello genitoriale molto accudente  o addirittura genitori che si sono sostituiti ai figli nell'affrontare le sfide quotidiane.

 

 Un problema centrale, che ho spesso incontrato, può essere stato il dormire da soli: alcuni di questi pazienti hanno paura del buio o della solitudine ancora da adulti e si scopre che hanno dormito con un genitore fino ad adolescenza inoltrata.

 

 La figura di riferimento potrebbe aver quindi contribuito essa stessa a fornire al soggetto un'immagine di vulnerabilità con questo atteggiamento iperprotettivo: in quanto, scegliendo di dormire con il figlio, sicuramente ha permesso un riposo tranquillo a tutti, ma avrebbe implicitamente confermato la necessità di dormire con qualcuno proprio per ottenere quella tranquillità.

 

 Il ragazzo quindi cresce cercando fuori da sé le rassicurazioni a ogni sua paura! Ed è per questo che, quando si presenta una preoccupazione come quella di avere una malattia, non si ha alcuna abitudine a  convivere con tale pensiero angosciante né tanto meno di rassicurazione interiore autonoma.

 

 Con la psicoterapia cognitivo comportamentale, ci focalizziamo sulle errate interpretazione delle normali alterazioni del nostro corpo, cerchiamo di prendere una distanza dai nostri pensieri soprattutto dalle distorsioni cognitive.

 

 Con la schema therapy e attraverso la relazione terapeutica, spiego al paziente lo schema disfunzionale  che la sua storia di vita gli ha fornito ( ad es. evento interno o esterno allarmante o potenzialmente allarmante..... provo paura( quindi mi sento uno sfigato oltre che in pericolo)⇒chiedo rassicurazioni per non sentire la paura....mi sento comunque debole e inefficace).

 

 La parte sana e adulta del paziente impara con il tempo, a vedere l'immediata presenza della modalità chiedere al primo accenno di paura e lentamente impariamo ad intervenire con modalità più adulte in linea più con l'autoefficacia che con il non sentire la paura per non giudicarsi debole.

 

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17-9-2018
Chiedere aiuto per i figli a volte è un modo per chiedere aiuto per sè!

La difficoltà di chiedere aiuto!!

Oggi voglio raccontare la storia di una seduta molto singolare, che rivela come sia molto difficile chiedere aiuto e che spesso i figli e la loro manifestazione sintomatica, sono un tramite che porta il genitore a prendersi cura di sé.

Mi contatta questo padre che prende un appuntamento per la figlia diciannovenne: li ricevo entrambi già con un profondo dubbio e, anche un'ipotesi, che ci fosse un bisogno di controllo di questo padre, perché a 19 anni si presuppone che si possa prendere un appuntamento per conto proprio, o quanto meno presentarsi in seduta da soli.

Comunque, li faccio accomodare in studio e assisto a quella che è la loro dinamica familiare: il padre parla al posto della figlia che, una volta interpellata, esprime completamente tutta la sua rabbia o meglio tutto il suo senso di oppressione ....tutto ciò che fa non va bene, tutto ciò che fa può essere oggetto di insulto, viene indirizzata a fare meglio le cose, non c'è una privacy nella sua camera in cui si entra senza addirittura bussare o interrogandosi su quello che stia facendo la ragazza.

Il genitore interviene spesso, prima molto accusante poi pian piano addolcisce i toni, dicendo di non rendersi conto di essere così assillante e che non è vero che pensa che la figlia sbagli tutto quello che fa; mentre questa ragazza si svuota della rabbia che prova, vedo piano piano il genitore intristirsi, avvilirsi e anche a tratti commuoversi.

Ecco che compare la parte emotiva di entrambi: questa ragazza si sente non completamente validata e non completamente all'altezza delle aspettative di questo genitore, il quale si sente inutile perché non accetta il fatto che non può controllare la vita di una ragazza di 19 anni, che ha bisogno di fare le cose a modo suo.
I ragazzi hanno bisogno di poter sbagliare e hanno bisogno, ancor di più, di trovare nel genitore qualcuno che stia con loro nell'affrontare le conseguenze negative delle scelte, Perché solo così potranno capire che adulti diventeranno.

Spiego al padre che sento la sua sensazione di paura ed inutilità e che capisco la sua necessità di avere tutto sotto controllo e nel contempo cerco di accogliere la rabbia e gli sfoghi della ragazza, validando il suo diritto ad avere una vita propria a cominciare a sbagliare per conto suo.. perciò passo a validare la loro richiesta aiuto e, con circospezione, con tatto e delicatezza, ho chiesto loro di pensare alla possibilità di una psicoterapia contemporanea con due professionisti differenti ....

In un primo momento mi sono sembrati ovviamente sorpresi, loro si erano rivolti a me perché io seguissi il figlio, il cui sintomo era rappresentato da dei pensieri aggressivi che hanno speventato molto il padre....

poi però il cervello ha fatto click....

il padre si è sentito visto, forse per la prima volta, nella sua solitudine e nella fatica dei suoi sforzi a controllare tutto pur di essere visto, e la figlia si è sentita centrata, valida perche ha compreso che gli sfoghi, esterni ed interni, di rabbia che esprime il suo animo sono dei tentativi per renderla indipendente da questo eccesso di controllo.

Ho ritenuto opportuno dare alla figlia la possibilità di scegliere per conto suo un professionista, perché appunto la reputo capace di scegliere in autonomia, facendo notare che io sono stata una scelta del padre!

con calma Ho chiesto al Padre se aveva piacere di tornare, se aveva piacere di parlare di sé, di questo suo senso di invisibilità, di questa sua mancanza di fiducia che traspariva in questa necessità ossessiva e opprimente di controllare tutto....

È un momento magico quello che viviamo noi terapeuti quando cogliamo un grazie negli occhi di chi si è sentito visto, come è successo a quest'uomo!

Sono affascinanti le anime umane, sole.... con un disperato bisogno di essere viste e capite....ma questa necessità spesso, ad una parte di noi molto severa, appare futile, o addirittura una debolezza perciò si arriva a fare i salti mortali per essere aiutati ma cercando di rendere meno somigliante a se stessa la richiesta di aiuto.

Trovo molto coraggio in questo genitore....spero di accompagnarlo ad una visione emotiva di se stesso, dove potrà sentire come sano il bisogno di chiedere aiuto, pavimento necessario ad una vita indipendente ed autonoma...

 

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1-9-2018
ansia e depressione in un fumetto..

"Sono sicura che parlano male di me...."
"Sono sicuro che si divertono di più se io non ci sono...."
"Non ho voglia di fare nulla...."
"Dovrei...ma non ho la forza..."

La difficile convivenza con ansia e depressione ben illustrata in questo fumetto..

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1-9-2018
Lo psicologo in chat!

Lo psicologo in chat, tema molto delicato. Ne parla Il Corriere in questo articolo.

 

Molti pazienti usano lo strumento messaggio per cercare conforto in un momento di difficoltà: è difficile accettare che lo psicologo non ti dirà cosa è meglio fare e, purtroppo nell'immaginario comune questa è l'aspettativa che incontro più spesso.
In questo articolo viene discusso proprio degli svantaggi di questo mezzo: la psicoterapia è un rapporto squisitamente umano. 
Non è un percorso per evitare gli errori, ma un viverli insieme al terapeuta che accoglie con il paziente le conseguenze Delle sue decisioni, comprendendo il cammino che c'è stato dietro quella scelta.
La psicoterapia passa attraverso la voce, gli occhi, il linguaggio non verbale: elementi imprescindibili dal buon esito.
Inoltre poter contattare il proprio terapeuta a tutte le ore o tutte le difficoltà, non è salutare per il paziente, è come prendere un tranquillante ed impedisce lo sviluppo dell'autonomia e della accettazione della propria umanità imperfetta, altri ingredienti necessari al benessere psicofisico.

 

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1-9-2018