In un angolo remoto nella sua cameretta c′era una bambina dimenticata e abusata, ferita e delusa dentro quattro mura chiamate casa.
Racconti di persone pazienti
racconti di persone pazienti
Premessa: ho scritto queste righe in una notte in cui mi sono svegliata e non riprendevo sonno, a ridosso del termine del mio percorso







Sentivo che avevo qualcosa da dire.



Ho volutamente aspettato del tempo prima di pubblicare la mia recensione per essere obbiettiva anche con me stessa.



A distanza di quasi due mesi ho ripreso in mano queste righe e le ho trovate perfette così e non ho cambiato nulla.



Oggi finalmente mi guardo e dico: eh, certo! Come potevi non stare male con tutto quel peso che ti portavi sulle spalle? Il mio corpo da troppo tempo inascoltato parlava. Parlava di ogni sorta di dolore e pruriti e ognuno di essi era per me sentenza di morte. I miei sentimenti erano rinchiusi e disconnessi da non sentirne nemmeno un lontano eco e iniziato il mio percorso, ogni volta quella scomoda domanda: che ne pensa? Rispondeva il vuoto assoluto.



In un angolo remoto nella sua cameretta c'era una bambina dimenticata e abusata, ferita e delusa dentro quattro mura chiamate casa.



È andato tutto più o meno bene annaspando qua e là, tra un matrimonio in gran segreto e una conversione religiosa profondamente sentita ma per la società alquanto discutibile.



Tutto questo fino a quando non sono diventata mamma.



Il mondo si e ribaltato insieme ai ruoli e ho dovuto fare i conti con quella che per me è l'esperienza di paura piú assoluta: quella di poter fare irrimediabilmente male a mia figlia da poco nata, come se il pacchetto di violenza e terrore lo dovessi ora passare a lei, da genitore a figlio come era stato in precedenza.



IO L'HO SPEZZATA QUELLA CATENA.



Mi sono fatta coraggio e ho chiesto aiuto raccontando con un filo di voce e tanta paura quello che avevo dentro. Lo dovevo a me, a quella bambina e a mio marito con cui avevo costruito la nostra famiglia. Non è stato facile sia trovare il giusto specialista, sia sbirciarsi dentro e scoprire cose sgradevoli ma anche cose estremamente belle.





Devo essere onesta: la psicoterapia è scomoda, a volte vorresti volentieri evitarla! Ti porta a navigare in acque ancora inesplorate, ad affrontare tempeste emotive devastanti ma subito dopo illuminanti, a prendere consapevolezza e accettare parti di te sgradevoli (come il mio inquilino bonariamente razzista), ma a darti anche il merito di altrettante cose lodevoli. Ma c'è una prerogativa fondamentale a mio avviso: Sincerità e Accettazione.



Sono la chiave per un viaggio a lieto fine, insieme alla "bussola", rassicurante e potente che con la sua professionalità, sensibilità ed enorme competenza mi ha orientato nel mio viaggio lungo 4 anni. Insieme a lei ho capito che sono stata la vittima e non quella non meritevole,abbiamo riscritto gli episodi che ricordo di violenza difendendola quella bambina e restituendo il pagliaccio al circo.



Ho capito che anche io occupo uno spazio e che ho diritto al mio posto nel mondo, che devo vedermi per essere vista e per donare tempo di qualità ai miei cari. Che non posso piacere a tutti e che non tutti piacciono a me. Che l' onnipotenza è brutta storia, meglio farsela passare, genera un sacco di ansie e aspettative irrealistiche. Ho capito che il tutto e subito non è a lungo termine e che il motore che fa muovere il mondo è la fiducia.



Non è che non abbia più timori e preoccupazioni, non è che non abbia più occasione per interfacciarmi con i miei trigger e le parti di me del passato. Ma oggi finalmente mi rivedo di nuovo nel mondo, a navigare nelle solite acque ma con gli strumenti giusti.Lo sò, la mia recensione è un po' melodrammatica ma a me piace così.



PS: alla mia bussola: grazie! Giuro che io tutti i giorni la vedo nella mia mente ad aprirmi il cassettino giusto per affrontare la vita! Con immensa gratitudine e tanto tanto affetto.