orgoglio ... direi l′antidoto dell′evitamento!
Racconti di persone pazienti
Sono venuto dalla dott.ssa Valentina Strippoli un anno fa, dopo essermi prima recato presso un medico psichiatra (che mi ha consigliato la psicoterapia) e dopo il consiglio di un amico. Ero in una crisi emergenziale, dove non riuscivo ad andare avanti nel mio percorso di studi/lavorativo e personale/quotidiano dal finire la tesi, trovare un lavoro, guidare la macchina, fino a vivere la mia sessualità - anche in seguito a sempre più frequenti attacchi di ansia: per fortuna già conoscevo molte delle cause profonde di questa sintomatologia, e anche con Valentina sono subito stato lucido già dai primi colloqui nel descrivere ciò che non andava nella mia vita, per quindi trasformare queste disfunzionalità in obiettivi specifici su cui lavorare insieme.
Non è stato facile né veloce come credevo, in quanto si trattava di ridarsi dei diritti - la dignità come persona, come individuo - che io mi stavo negando. Valentina mi ha fatto capire che molti pattern comportamentali disfunzionali e, soprattutto, giudizi severi che io avevo nei miei confronti avevano irrefutabilmente radici nel passato familiare, educativo, in cui tra laltro si inseriva un grave lutto subito in età adolescenziale: ma proprio nei ricordi del passato (per quanto filtrati dal presente) ho avuto modo di capire che dietro a delle mie reazioni spontanee, cui si sono collegati pensieri liberatori pieni di energia vitale, si è sempre nascosta una mia parte di me che mi ha tenuto in vita, che mi ha dato unincredibile potenza vitale per andare avanti; non solo, ho avuto modo di capire soprattutto che questa energia liberatoria, vitale, poteva essere recuperata e rivendicata nel presente, fatta propria, in altre parole resa funzionale per equilibrare la parte severa e giudicante di me che aveva dominato i miei comportamenti e pensieri fino ad ora.
Il mio percorso terapeutico ha avuto alti e bassi: da periodi in cui volevo prendermi delle pause, da una mia voglia di basi certe e chiarezza nei confronti della direttività che ho alcune volte visto nellindirizzo terapeutico di Valentina, fino ad arrivare a momenti in cui sentivo che senza la psicoterapia non avrei potuto cambiare la mia vita, tanto che ho sentito alcune volte la seduta terapeutica come occasione per spronarmi nel finire delle deadline quotidiane, come rispondere a delle mail importanti. I passi più importanti, però, sono venuti da me, ancora una volta da reazioni spontanee, cui ho dato dignità e importanza anche parlandone con Valentina e inserendoli come successi nel percorso di vita e di questo anno di psicoterapia.
Allo stesso modo dei passi in avanti, dei successi, si sono inseriti i fallimenti, laltro punto cruciale di svolta nel mio anno di terapia, perché è da questi che ho avuto modo di vedere sempre più chiaramente il fatto che un mio pattern disfunzionale - perché applicato sempre e comunque, indiscriminatamente - continua ad essere levitamento. Se la psicoterapia è davvero - come io credo e come posso dire con sicurezza a un anno di distanza - un investimento per il futuro, dove si acquisiscono degli strumenti di introspezione funzionale utili per tutta la vita, io penso di aver acquisito come strumento il saper riconoscere quando sto evitando, quando sto usando il rifugiarmi nelle fantasie per allontanarmi pericolosamente dalla realtà, quando finisco addirittura per non alzarmi dal letto o azzerare i pensieri con dei videogiochi dentro casa o fuori casa con delle maschere sociali in cui il premio derivante dal diventare sempre più bravo a indossarle è lapprezzamento delle altre persone.
Qui si inserisce il lavoro fatto con Valentina (e subito da lei individuato) sulla dignità, sui propri diritti: si tratta cioè di lavorare in relazioni sempre più chiare anzitutto con se stessi, anche nella ricerca di un partner, in cui si deve contemplare il fallimento in caso di incompatibilità; si tratta poi di capire che il non uscire da certi ambienti, in primis quello familiare, è una forma di evitamento, perché si continua un circolo vizioso in cui si rimane dentro per via di ricatti emotivi, aspettative altrui ben lontane dalle proprie, non capendo che in ballo non cè solo lautonomia, ma la responsabilizzazione (a partire dal fare la spesa, dal rifare il letto, insomma dalla quotidianità e dalla costruzione di uno spazio anzitutto di privacy) che viene, in un qualche modo, dal diventare genitori di se stessi, se ci si sente ancora in una fase di esplorazione, di insicurezza, una fase cioè ancora adolescenziale.
Un anno di psicoterapia non basta, forse; tuttavia, traendo delle conclusioni ad oggi, è lavorando sugli obiettivi che essa ha dato i migliori risultati nel mio caso, e senza Valentina certamente io non avrei potuto inserire in uno schema più grande delle mie disfunzionalità questi miei obiettivi, uno schema che nel corso delle sedute si è sempre dimostrato sempre più affrontabile come percorso graduale, fatto di accettazione (io sono anzitutto una persona empatica e per questo voglio essere conosciuto, questo voglio rivendicare anzitutto!) e ridimensionamento della percezione che avevo rispetto a possibili cambiamenti comportamentali e di introspezione (non più giudicante). Tramite questi strumenti acquisiti il modo di fare introspezione è cambiato in senso positivo: sono terminati i blocchi, gli attacchi dansia! Ora si tratta di usare questi strumenti anche per cambiare nella pratica la mia vita, per far sì che questa ritrovata serenità e rivendicazione, orgoglio - il contrario, direi lantidoto dellevitamento! - nei pensieri possa attecchire e produrre frutti nella realtà, e non allontanarmi e allontanarli da essa.