14-03-2022
Il Filo Invisibile, di Marco Simon Puccioni
cinema e psicologia
Il filo invisibile, un film di Marco Simon Puccioni è tutto racchiuso in questa battuta: X me puoi essere tutto quello che vuoi, basta che ti piaccio io. L`approfondimento psicologico rispetto alla trama del film, riguarda il modo di esplorare se stessi attraverso i propri sentimenti o più comunemente attraverso il concetto di Normatività ovvero un insieme di regole esplicite o implicite concernente la condotta dei membri di una società. In virtù della loro dimensione prescrittiva, le norme rappresentano il sistema di aspettative che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte. Ovviamente tutto ciò che non è conforme con queste aspettative lo possiamo definire ignoto e l` Ignoto è affrontabile solo attraverso ciò che proviamo a patto che siamo in grado di tollerare un primo momento di smarrimento anche della propria identità. Tocca tutti questi temi il film, mettendo ben in scena una serie di equivoci nella difficoltà di comprendere ciò che abbondantemente non trova un suo spazio nella normativa semplicemente perché è inaspettato e sorprendente. È pieno di gaffe divertenti, il regista riesce a farci provare l`imbarazzo della figuraccia in modo molto puntuale, così i pregiudizi, che tanto ci rassicurano perché ci permettono di controllare le nostre reazioni e quindi essere performanti, poi in realtà si specchiano nella loro ridicolaggine. La trama si alterna tra le esperienze degli adulti e quella dei ragazz@. Per lo spettatore è inevitabile fare un paragone tra i mondi interni delle persone: gli adolescenti sono più abili nell`esplorazione dell`ignoto, perché anche i concetti normati da noi adulti sono per loro un`esplorazione. Più si è adulti più il nostro cervello, per spiegarci le cose, andrà a pescare nell`esperienza pregressa, ovviamente soggetta alla normatività. Quindi vediamo da una parte il dolore delle storie degli adulti, la loro mastodontica difficoltà nell`approcciarsi all`ignoto, la normativa, le aspettative sono una rete di salvezza dal naufragare; questi adulti (ma anche noi della vita reale!) hanno smesso di crescere e di lasciare che il loro io sia un viaggio evolutivo, hanno troppa paura di perdere la loro identità e pur di non lasciarsi andare, pur di non cambiare, pur di continuare la loro performance restano attaccati agli stereotipi e forzatamente tentano di incastrare la vita, i loro sentimenti dentro la norma, La giudicano, se ne allontanano sicuri di essere rimasti gli stessi di sempre. I vissuti emotivi degli adolescenti sono d`altro canto, nettamente più vitali e nonostante l`età sembrano più pronti rispetto agli adulti, in questo il regista riesca a inscenare la vita reale perfettamente: ragazzi e ragazze affrontano i temi dell`identità, della continuità del proprio io dopo una frattura con la curiosità naturale ed esplorativa, risultano capaci di cedere alla tentazione di seguire gli adulti e quindi conoscere(giudicare) il mondo attraverso la normatività per poi essere altrettanto abili a ricentrarsi sui sentimenti che provano, proprio perché si accorgono che la normatività spesso non ha uno spazio per le emozioni. È un film davvero consigliato per tentare di capire il mondo attraverso la lingua del sentire... il filo invisibile appunto i sentimenti che nonostante non possano essere normati, sono veramente capaci anche loro di darci un senso !!